Rapporto ICE-Prometeia sul Commercio con l’estero

Il 24 febbraio è stato presentato nella sede centrale dell’Istituto Commercio Estero a Roma in un incontro presieduto dall’ambasciatore Umberto Vattani, Presidente dell’Istituto, l’VIII Rapporto ICE-Prometeia sul Commercio estero dell’Italia per aree e settori. Alla fine del 2009 la contrazione degli scambi mondiali ha toccato il 16,6% in termini di valore. A livello geografico particolarmente colpite risultano l’Europa Centro orientale e il NAFTA, epicentro della crisi, mentre tutto l’emisfero australe e i paesi della sponda meridionale del Mediterraneo e del Golfo hanno mostrato migliori segni di tenuta, grazie alla loro minore integrazione economica con i processi produttivi su scala globale. Da circa un semestre il commercio mondiale sta evidenziando una ripresa che tuttavia, per l’entità modesta, non sembra in grado di sostenere processi di crescita economica significativi.
In questo contesto le esportazioni italiane hanno evidenziato un andamento in linea con lo scenario mondiale e con le specificità del sistema produttivo del nostro paese (le esportazioni sono diminuite nel 2009 del 18% in termini di valore). In linea generale il calo della quota detenuta dall’Italia sul commercio mondiale si è ridotta del 0,2%, passando dal 4,5 al 4,3%, leggermente peggio di quanto fatto registrare dalla Francia, ma meglio della Germania. Le imprese italiane attive nei settori del made in Italy, ad eccezione dell’alimentare, hanno risentito più degli altri gli effetti della crisi, data la forte penalizzazione subita dalla domanda sui mercati tradizionali di sbocco (UE e USA) e su alcuni di quelli che avevano fornito una alternativa allo sbocco delle merci italiane (Russia, Turchia, Golfo).
Secondo le previsioni del Rapporto, a fronte di un commercio mondiale che dovrebbe tornare a crescere nel biennio 2010-11 a tassi intorno al 6% a prezzi costanti, per le esportazioni italiane ci si attende una dinamica più contenuta, attorno al 3%, sempre a causa della minor vivacità della domanda sui mercati tradizionali di sbocco dei nostri prodotti. Mentre la crescita sarà più consistente nei mercati più lontani dall’Itali, ad oltre 3 mila km di distanza, cioè in Asia, America latina, Nafta, Africa, ecc. Siccome per la dimensione e la massa critica delle nostre imprese simili distanze rappresentano un freno allo sviluppo delle esportazioni, il Rapporto ritiene che il comparto nanifatturiero italiano non approfitterà delle opportunità che si presenteranno nel 2010-11, ritardando per l’Italia l’uscita dalla crisi. Le nuove opportunità offerte nei prossimi anni dai paesi emergenti richiedono per il Sistema delle imprese italiane, se vogliono rimanere nel mercato, l’esigenza di darsi nuove strategie di internazionalizzazione, pensare nuovi prodotti adattati ai mercati locali, e saper affrontare nuovi concorrenti, in primis, quelli del luogo, con i quali si potrebbero costruire partnership produttivi o di altro tipo.
Nonostante sia stata l’America Latina la regione che meglio ha assorbito il tsunami finanziario, basso continua ad essere l’investimento italiano in questa regione circa l’8% rispetto al totale degli investimenti all’estero.
Alla presentazione ha preso parte per la RIAL Giancarlo Pasquini.
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