IL NUOVO CILE ALLA PROVA DEL GOVERNO E DEL SISMA
di Gilberto Bonalumi, Segretario Generale della RIAL
5 marzo 2010
“Canto de luna” è il ristorante dove un anno fa ammiravo il placido distendersi del fiume Bio Bio che rasentando la città di Concepcion imboccava l’oceano pacifico. Il fiume Bio Bio da il nome a questa provincia cilena dalle caratteristiche climatologiche, mediterranee che la fa tra le più salvaguardate come ecosistema.
Vedere il maestoso ponte, che da Concepcion, la città più colpita dal sisma, porta alla “laguna chica” frantumato sul corso del fiume è l’emblema di quanto siano state forti le scosse che continuano anche in questi giorni.
Ho parlato con persone che hanno visto edifici roteare su se stessi prima di frantumarsi al suolo, portandosi dentro il dolore e la morte di chi ci abitava. Il riproporsi a 20 anni di distanza della misura di sicurezza del coprifuoco di “pinochetista memoria” dà la misura della disperazione che ha preso la gente per appropriarsi di qualunque cosa a portata di mano. Ai terremoti non ci si abitua pur essendo il Cile una zona molto influenzata da questo sommovimenti come quelli analoghi del 1960.
In mezzo a queste due date molte cose sono cambiate nella storia cilena, tra cui 17 anni di dittatura militare. Nonostante tutto questo è un paese piu prospero e la sua economia è considerata la più avanzata dell’America Latina, con un PIL pro capite cresciuto di ben 15 volte. Serviranno certamente aiuti internazionali ma la società cilena confida molto in se stessa sulla base di un forte orgoglio nazionale.
Il prossimo 11 marzo si insedierà a Santiago il nuovo presidente del Cile, l’imprenditore di centro-destra Sebastián Piñera, che ha battuto nel ballottaggio del 17 gennaio il candidato della Concertación democrática Eduardo Frei Montalva, mettendo fine a 20 anni di governo del centro-sinistra.
Questa celebrazione è stata funestata dal terribile terremoto che ha colpito il Cile nella notte del 27 febbraio, con una scossa di magnitudo 8,8 della scala Rickter e ha seminato distruzione e morte (gia accertati 700 morti) . L’epicentro localizzato nell’area di Concepción a 500 km da Santiago, è stato fortemente sentito anche nella capitale e ha provocato danni nel centro storico e nelle zone periferiche (anche l’aeroporto, recentemente ristrutturato da una grande intelaiatura metallica dell’aziende dei fratelli Arrigoni originari della Valtaleggio è stato danneggiato). C’è bisogno di ospedali da campo, tende, ponti, esperti nel recuperare le persone disperse sotto le macerie, apparati di purificazione dell’acqua e esperti nella valutazione dei danni, viveri e medicinali”. Per fermare gli assalti e saccheggi nei negozi e supermercati, il governo centrale ha proclamato lo stato di calamità e il coprifuoco nelle Regione di Bio Bio e Maule.
Pur in mezzo a questa tragedia è stato confermato che il passaggio dei poteri avverrà regolarmente l’11 marzo e già in queste ore il presidente eletto Piñera ha affiancato la Bachelet in tutte le decisioni più importanti. Per il nuovo governo che Piñera ha selezionato nelle scorse settimane, sarà il battesimo del fuoco anche se si affreta a dire che il suo governo non sara quello del terremoto ma quello della ricostruzione.
Nelle prime esternazioni pubbliche, il nuovo presidente ha fatto capire che il suo impegno di governo è “unire e non dividere”. “Quando i paesi si affrontano in interminabili e sterili lotte fratricide, finiscono per rovinare il proprio futuro - ha scritto Piñera sul quotidiano “El Mercurio”. Il Cile lo ha sofferto sulla propria carne negli anni 60 e 70, quando governo e opposizione si proposero di distruggersi a vicenda, e ci riuscirono. E insieme a ciò, distrussero la democrazia, l’economia, la civile convivenza e molte altre cose”. Il Cile ha appreso la lezione e Piñera intende proseguire lungo la strada, inaugurata dai governi della Concertación, della “democrazia degli accordi” fra governo e opposizione per creare fiducia reciproca, recuperare la capacità di dialogo ed esaltare le cose che uniscono al di la delle molte differenze. “Quando il nostro paese si unisce dietro obiettivi nobili, ambiziosi e fattibili, niente e nessuno possono impedirci di raggiungerli”, ha concluso Piñera.
E quali sono questi obiettivi? Diversi dice il nuovo presidente : “Superare la povertà e le disuguaglianze eccessive; recuperare la capacità di crescita e la creazione di posti di lavoro; vincere la battaglia contro la delinquenza e il narcotraffico; migliorare la qualità e l’equità della sanità e dell’educazione”. Il suo modello sembra essere il presidente francese Nicholas Sarkozy che ha cercato di trovare terreni comuni con l’opposizione sugli interessi permanenti del paese e ha incorporato nel governo importanti personalità della precedente coalizione.
Partendo da queste premesse, Piñera ha messo al lavoro una ristretta equipe di collaboratori per selezionare gli uomini migliori sul mercato da inserire nella squadra di governo e per ricoprire i circa 2.000 incarichi nei vertici dell’amministrazione pubblica, la cui nomina spetta al nuovo presidente. La novità che Piñera si riprometteva di introdurre è quella di non negoziare le nomine con i partiti, come accadeva con la Concertación in cui tutto passava attraverso negoziati fra le segreterie, ma di esercitare in pieno le prerogative che la Costituzione gli attribuisce. Le sue intenzioni erano buone : cercare un giusto equilibrio fra criteri tecnici, politici ed accademici. Ma quando il presidente eletto ha presentato il 9 febbraio - nel Museo storico di Santiago, un edificio emblematico già sede del Primo Congresso Nazionale che proclamò l’indipendenza dalla Spagna nel 1811 – la sua squadra di Governo molti sono rimasti delusi, perché hanno visto una parziale svolta, quanto piuttosto un continuismo con le pratiche del passato.
Il “Team Pinera”, come è stato definito dalla stampa, è formato da molti professori e tecnici di chiara fama, la maggioranza laureata nelle migliori università cilene e con master negli Stati Uniti. Politicamente sono indipendenti, ma con accanto l’etichetta dei due partiti di provenienza che formano la “Alianza para Chile”, e cioè Renovación Nacional (RN) (destra moderata) il raggruppamento a cui appartiene Piñera, e l’UDI (Unione Democratica indipendente), la formazione creata durante la dittatura di Pinochet che rappresenta gli interessi e gli umori degli ambienti che hanno appoggiato la dittatura. L’unico personaggio dell’opposizione che Piñera è riuscito ad agganciare è il democristiano Jaime Ravinet, a cui ha assegnato il ministero della Difesa. La lista degli altri ministri non dice molto per i non cileni. Basterà dire che Rodrigo Hinzpeter (RN) andrà al Ministero degli Interni, Cristian Larroulet, ricoprirà il delicato incarico di Segretario alla Presidenza (che fu di Antonio Viera Gallo durante la presidenza Bachelet e per una decina d’anni esule in Italia), e Ena von Baer sarà la portavoce del governo, mentre al Ministero degli Esteri andrà un imprenditore indipendente, ma vicino all’UDI Alfredo Moreno, che non ha molta pratica nelle relazioni internazionali. Le critiche più severe riguardano la nomina di Cristian Larroulet, un economista che ha ricoperto incarichi di governo durante la dittatura di Pinochet e soprattutto Joaquín Lavín, già sindaco ultraliberista di Santiago e per due volte candidato sconfitto dell’UDI alle presidenziali, a cui andrà il dicastero dell’Educazione. Il cruciale Ministerio de Hacienda (Finanze) sarà occupato da Felipe Larrain, economista di prestigio, con cattedra all’Università Cattolica de Chile e studi di postgtado ad Harvard. Mentre nel gabinetto di Michelle Bachelet le donne erano la metà dei ministri, in questo sono 4 su 22. Nessuna rappresentanza delle minoranze etniche, pur essendo in Cile gli indigeni e meticci oltre il 35% della popolazione. Un governo tecnocratico, formato da personalità dell’alta borghesia cilena, la maggioranza delle quali proviene dall’università, dalla finanza e dall’imprenditoria, fuori dal circuito stretto della politica e dei partiti. Ora si vedrà se Pinera manterrà la promessa di risolvere il conflitto di interessi che lo riguarda (è proprietario della principale compagnia area LAN- Chile, di una rete TV e di una popolare squadra di calcio, oltre a partecipazioni bancarie).
Proprio in questi giorni Sebastián Piñera ha fatto la prima apparizione internazionale, partecipando alla cumbre del “Gruppo di Rio” a Cancun (Messico 21-23 febbraio), invitato da Michelle Bachelet in quanto il Cile assumerà la presidenza di turno di questo organismo intergovernativo che riunisce i maggiori paesi dell’America latina e Caraibi. Come dichiara un consigliere di politica estera di Pinera: “Il presidente ha chiara l’agenda di politica estera. Il focus non saranno gli organismi regionali e internazionali, ma i rapporti bilaterali con i paesi vicini, con cui ci sono dei contenziosi aperti : Perù, Bolivia, Argentina”. Il Cile infatti si è inserito con successo nell’economia globale, ma non ha stabilito dei rapporti di fiducia con i suoi vicini. Con il Perù l’intesa sulla disputa di frontiera sembra più facile, in quanto il presidente peruano Alán Gracia è amico di Piñera ed è stato il primo a congratularsi con lui. La secolare richiesta della Bolivia di uno sbocco al mare non troverà accoglienza da parte dell’attuale leadership (così come non l’ha trovata nei precedenti governi), ma si ritiene che i due presidenti possano articolare una politica di cooperazione intelligente. Più problematici i rapporti con l’Argentina, in cui la coppia presidenziale Cristina e Nestor Kirchner si è mostrata fredda sull’elezione di Piñera, il quale dall’altra parte ha fatto trasparire che le sue preferenze vanno ad una candidatura di Mauricio Macri, imprenditore e sindaco di Buenos Aires, per le presidenziali del 2011. Non saranno lisce neanche le relazioni con il Brasile perché Piñera ha fatto capire che non apprezza la proliferazione di nuove istanze regionali, come UNASUR, fortemente voluta dal Brasile, che replicano altre istituzioni come “Il Gruppo di Rio”, creando sovrapposizioni e confusioni.
A questo riguardo va notato che il nuovo presidente ha espresso un condizionato appoggio per la riconferma del cileno Josè Miguel Insulza, come Segretario Generale dell’OEA (Organizzazione degli Stati Americani), a patto che proponga un’agenda per la riforma dell’istituzione panamericana. Non c’è dubbio che con gli Stati Uniti i rapporti saranno buoni e, forte del Trattato commerciale bilaterale, Piñera cercherà di stabilire un rapporto più stretto con il presidente Obama. Il Cile ha anche un Trattato commerciale preferenziale con la UE, che non ha funzionato molto, e ci sono molti dubbi che il nuovo team voglia rivitalizzarlo. Mentre i rapporti commerciali si volgeranno sempre più verso il Pacifico e l’Asia, che già oggi assorbe il 60% delle esportazioni di rame cileno.