Si è tenuto a Roma il 5 luglio, organizzato da Assocamere Estero, il XI Meeting dei Segretari generali delle Camere di Commercio italiane all’estero che ha avuto un momento pubblico con il Convegno “Ve(n)dere oltre la crisi : nuove leve per la crescita del Made in Italy sui mercati esteri”.
Nei vari interventi è stato sottolineato che il commercio estero incide per oltre il 26% sul PIL ed è quindi una componente fondamentale dell’economia italiana, a cui va aggiunta la voce “turismo in entrata” che rappresenta un altro 8-10%. E’ quindi imprescindibile il ruolo delle Camere di Commercio che operano per promuovere e valorizzare l’immagine dei prodotti italiani e l’attrattività del paese in una fase difficile della congiuntura economica mondiale.
E’ stato messo in rilievo che nel terzo trimestre 2009 le esportazioni sono tornate a crescere (+2,5% rispetto al periodo precedente) e questo timido trend prosegue anche nel 2010. Nell’intero 2009 le esportazioni sono diminuite del 18,2% rispetto al 2008, mentre le importazioni hanno subito un crollo del 26,9%. A dicembre 2009 si sono rilevate variazioni tendenziali positive dell’ export italiano verso la Turchia (+40%), il Brasile (+23,3%), la Cina (+17,5%), il Sud Africa (+14,2%), i paesi del Mercosur (+3,4%). Le flessioni più significative sono state verso la Russia (-32,1%), il Messico (-27,5%), gli Stati Uniti (-22,9%).
Nelle analisi di prospettiva è stato evidenziato che il nuovo scenario che si profila dopo la crisi dice che l’Europa manterrà per molti anni un profilo di crescita basso; gli Stati Uniti andranno un po’ meglio, ma le abitudini di consumo sono cambiate e non c’è da aspettarsi un sensibile miglioramento per il made in Italy. Fermo restando che il made in Italy deve mantenere lo “zoccolo duro” che attualmente detiene nei paesi UE, che comunque assorbe oltre il 50% delle nostre esportazioni, si deve riposizionare nei confronti dei paesi emergenti dove sono attesi alti livelli di crescita e di consumo alti, in particolare Cina, India e altri paesi asiatici, Brasile e altri paesi sudamericani. . Riposizionamento non facile in quanto non si tratta di pura e semplice “sostituibilità”, in quanto il livello culturale e sociale dei potenziali consumatori nei paesi emergenti è diverso sia per qualità che per dimensioni. Si tratta quindi di aumentare la scala della produzione e mantenere l’eccellenza anche nel prodotto medio, non solo su quello di alta gamma.
Al Convegno era presente per conto della RIAL Giancarlo Pasquini dell’Ufficio Studi.