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Al primo turno Santos raggiunge il 46.5% dei voti, mentre Mockus resta al 21.5%
Grande e incomprensibile errore nei sondaggi elettorali in Colombia
Adlai Stevenson, fine intellettuale con forte senso dello humor, che perse come candidato democratico due elezioni presidenziali negli Stati Uniti a favore di Eisenhower ebbe a dire: “le elezioni le vincono gli elettori non le comunità pensanti”. Forse aveva ragione quel padre che diceva al proprio figlio: “perché i programmi di governo non se li votano le persone oggetto dei sondaggi?”. Ancora lunedì mattina il quotato quotidiano spagnolo El País dava l’ultimo sondaggio delle elezioni colombiane; il 37.5% al Ministro uscente della Difesa Manuel Santos e il 35.4% al due volte Sindaco di Bogotà Antanas Mockus.
Tutti coloro che hanno scritto di queste elezioni, un po’ in tutto il mondo, avevano pronosticato una sorta di pareggio tecnico e sicuro ballottaggio. L’unica cosa che si è confermata è un ballottaggio che molti chiedono che venga annullato tale è la sorpresa divaricante del risultato. Tutto era pronto per festeggiare nell’auditorio Gonzalo Jiménez de Quesada dove i verdi avevano stabilito il proprio bunker elettorale. Si rumoreggiavano già festeggiamenti nelle prime ore dello scrutinio, Mockus avanzava al 46% sul suo rivale Manuel Santos, dato al 38%. Sono bastate poche ore per zittire queste ovazioni. In tutta la Colombia i seggi elettorali hanno dato come vincitore Santos che ha raggiunto il 46.5% dei voti di fronte al 21.4% del suo rivale. Credo che nella storia dei sondaggi elettorali non ci sia mai stato un errore di queste dimensioni. L’altra sorpresa riguarda anche gli altri candidati come Germán Vargas Lleras di Cambio Radical che ha ottenuto più del 10% quando i sondaggi gli davano un 4%. Anche l’esponente del partito conservatore Noemi Sanín e l’esponente della sinistra Gustavo Petro erano dati sull’8% con pari possibilità di ottenere il terzo posto. Petro ha raggiunto più del 9% e la Sanín a fatica un 6%. Questo dimostra che le inchieste sempre meno influenzano gli elettorati che prendono le loro decisioni in maniera sempre più indipendente. Possono esserci dei fatti tecnici per il fatto che le inchieste private non si possono pubblicare e la legge elettorale colombiana permette la pubblicazione dei sondaggi otto giorni prima della chiusura dei comizi. Come attenuazione di questi errori di valutazione, Santos veniva dato si, vincitore, ma al secondo turno con un possibile vantaggio di dieci punti.
Ciò che è avvenuto in Colombia in parte è successo nelle recenti elezioni in Inghilterra dove Nick Clegg era dato vincente e sui dati-sondaggio sono stati scritti editoriali “importanti” sui maggiori quotidiani europei e statunitensi. Il risultato finale ha sgonfiato tale aspettativa e Clegg ha finito col tenere meno seggi parlamentari di quanto i liberaldemocratici avevano prima. Su questo risultato si possono fare alcune ipotesi. La crescita della partecipazione elettorale si è confermata bassa, meno del 50% e il settore che più aveva appoggiato Mockus in campagna elettorale, i giovani, hanno mantenuto il loro disinteresse e la loro apatia. Santos, salito alle cronache per aver guidato l’operazione di liberazione dalle FARC (Fuerzas Armadas Revolucionarias de Colombia) dell’ex candidata presidenziale Ingrid Betancourt, ha compiuto nelle urne una sorta di miracolo da nessuno previsto: fondere i due settori del partito liberale contro cui Uribe si era battuto vincendo le ultime due presidenze. La terza ragione, è l’interferenza del Presidente venezuelano Hugo Chávez nella giornata delle elezioni; Mockus, pur dichiarando con forza sicurezza sui confini e nessuna protezione alla guerriglia, nella fase finale della campagna elettorale non aveva assunto quella determinazione nei confronti di una realtà trasversalmente percepita in modo negativo dalla società colombiana.
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