La II Conferenza Nazionale sull’America Latina si è tenuta lunedì 17 e martedì 18 ottobre 2005, successivamente alla XV Conferencia de Jefes de Estado y de Gobierno de Iberoamérica, conosciuta come «Cumbre Iberoamericana», tenutasi il 14 e 15 ottobre a Salamanca (Spagna).
La II Conferenza si è svolta a pochi mesi dal IV Vertice dei Capi di Stato e di Governo dell’Unione Europea (UE) e dell’America Latina e Caraibi (ALC), previsto a Vienna nella primavera del 2006 ed è servita a delineare la posizione dell’Italia e una serie di proposte operative da portare come contributo italiano ai lavori preparatori del Vertice.
Obiettivi
La Conferenza – che si colloca nel quadro del rilancio dell’azione italiana nei confronti dell’America Latina- si propone i seguenti obiettivi:
- rilanciare il dialogo euro-latinoamericano sulla base di una nuova alleanza politico-strategica che si fonda sulla comunanza di valori, la democrazia, i diritti umani e su un nuovo progetto di collaborazione a livello internazionale;
- analizzare le opportunità nel campo del commercio, degli investimenti e della presenza delle imprese italiane, specie quelle di medie dimensioni, nel settore dell’agro-business e dei servizi;
- promuovere il modello di sviluppo territoriale italiano e di partnership per il trasferimento di esperienze e conoscenze tra istituzioni italiane e latino-americane nel settore delle PMI e dello sviluppo locale (in particolare promuovendo l’adozione di strumenti di finanza innovativa per le PMI);
- adozione di un progetto per un rilancio culturale della presenza italiana attraverso il potenziamento degli strumenti di trasmissione del sapere, della lingua, della cultura e della ricerca, la cooperazione fra università italiane e dell’America Latina e centri di eccellenza che si distinguono dalle tradizionali esperienze formative.
Contenuti programmatici
La convergenza politico-culturale tra Europa e sub-continente latinoamericano richiede uno sforzo per ripristinare i livelli di cooperazione economica e interscambio commerciale, instauratisi negli anni 90, che in conseguenza della crisi che ha interessato gran parte dell’America Latina negli ultimi anni del secolo, si sono ridotti (gli scambi dell’ALC con la UE rappresentano il 10%, dell’interscambio complessivo rispetto al 20% degli anni ’90). Oggi le economie latinoamericane hanno imboccato un nuovo sentiero di sviluppo, con una crescita del PIL che è stata in media del 6% annuo, trainata dal consumo interno e dall’export che si dirige sempre di più verso i mercati asiatici, la Cina e il Nord America. Lo scarso dinamismo delle economie europee e la relativa rigidità dell’import-export, nonché la stasi degli investimenti diretti esteri (IDE) europei nella regione, dopo il boom degli anni ‘90, hanno contribuito a rendere l’Europa un partner di secondo livello per i maggiori paesi latino-americani.
L’Unione Europea ha concluso Accordi di partnership e libero scambio con Messico e Cile e accordi di “dialogo politico e partenariato” con il Centro America e la Comunità Andina, ma non è riuscita a chiudere, dopo 5 anni di trattative, l’Accordo di “Associazione strategica” con il MERCOSUR, che comprende un livello di cooperazione politica e istituzionale e prevede la creazione di un’area di libero scambio, in grado di promuovere gli investimenti e la cooperazione biregionale. Le trattative si sono arenate sul “nodo agricolo”, cioè sull’accesso dei prodotti agricoli del MERCOSUR al mercato europeo e l’eliminazione dei sussidi all’export, prevista dalla riforma della PAC, che a giudizio dei paesi esportatori distorce la concorrenza sui mercati. Proprio in queste settimane la Commissione Barroso ha ripreso le trattative con i rappresentanti del MERCOSUR ed è auspicabile che questo nuovo round negoziale serva per un rilancio delle relazioni tra le due regioni che riattivi i flussi di interscambio e ristabilisca –anche economicamente– la storica vicinanza tra Europa ed America Latina.
Una nuova alleanza politico-strategica fra Europa e America Latina si deve inoltre declinare in sede di Nazioni Unite, di organismi finanziari internazionali (FMI, Banca Mondiale), in sede di negoziati commerciali multilaterali (WTO) e nei rapporti transatlantici triangolari Unione Europea - Stati Uniti - America Latina, attraverso una collaborazione più attiva fra UE, Organizzazione degli Stati Americani (OEA) e “Gruppo di Rio”.
Sul piano bilaterale, l’Italia è chiamata a rivitalizzare la propria presenza nella regione secondo gli standards –elevati– che storicamente ne hanno contraddistinto l’attività nell’area. Una delle priorità strategiche per l’Italia è quella di rafforzare la presenza delle imprese e del “Sistema paese” nelle aree geopolitiche emergenti, non solo in quelle contigue geograficamente, allo scopo di integrare i sistemi produttivi. L’America Latina, dopo le crisi finanziarie degli anni passati, rappresenta un mercato in crescita, anche se diversificato, che si va integrando e ha imboccato un sentiero di sviluppo con una crescita sostenuta del PIL, performance esportative in molti settori, che avrà bisogno nei prossimi anni di sviluppare le sue potenzialità nell’agro-business, nel rafforzamento del sistema produttivo fatto in prevalenza di PMI, nei servizi e nelle infrastrutture di trasporto e comunicazione.
L’altro volano per il rilancio delle relazioni dovrà essere quello culturale e della formazione, con un approccio basato sul do ut des fra la società civile italiana e latinoamericana. Il punto è quindi fare ripartire quelle relazioni sotterranee, carsiche, che ci sono sempre state fra l’Italia, la sua gente, le sue istituzioni locali e l’”altra Italia” trapiantata in America Latina. Parallelamente, si dovrà riservare un occhio di riguardo alle esperienze più innovative nel campo della ricerca e al trasferimento dei risultati verso le imprese. Queste esperienze sembrano acquisire un valore in quanto spazi inediti e creativi per lo sviluppo della ricerca e dell’innovazione e per la saldatura di quel gravoso scarto tra il mondo del sapere, l’accademia, e il mondo del fare, l’impresa.