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NICARAGUA : ANCORA DANIEL ORTEGA

04 novembre 2011

Domenica 6 novembre, oltre che in Guatemala, si vota anche per le presidenziali in Nicaragua, dove la rielezione del presidente uscente Daniel Ortega Saavedra , leader del Fronte Sandinista di liberazione Nazionale (FSLN), viene data per scontata, con il 48% delle intenzioni di voto. Il quotidiano spagnolo “El Pais” titola: “El caudillo Ortega cerca  la rielezione” e  prosegue : “le elezioni presidenziali di domenica sono in realtà un plebiscito sulla  sua rielezione per altri 5 anni   e un referendum sul destino del paese, in cui i suoi cittadini dovranno scegliere fra il caudillismo populista e un futuro regime istituzionale”. Dunque Daniel Ortega  che fu nel 1979 uno dei leader guerriglieri che guidò il movimento sandinista ad abbattere la ventennale dittatura di Anastasio Somoza è diventato oggi a 66 anni il tipico caudillo latinoamericano che cercadi perpetuarsi al potere insieme  al suo clan familiare insensibile alla  la corruzione e a forme di autoritarismo.

Contro di lui si batte un vecchio signore 80 enne Fabio Gadea Mantilla, proprietario di Radio Corporación e candidato del Partito Liberale indipendente (PLI), che ha l’appoggio del Movimento di rinnovamento sandinista, che raccogli gli oppositori di Ortega all’interno del FSLN.

 Gadea, che fu durante la guerriglia anisandinista degli anni 80 un esponente dei contras,   viene accreditato con il  23% dei voti,  ma i sondaggi potrebbero essere ingannevoli in quanto il personaggio, che conduce da 40 anni un  programma radiofonico molto seguito nelle zone rurali , è molto popolare e potrebbe riservare delle sorprese. Nel  comizio di chiusura della  sua campagna a Managua ha raccolto più di 100 mila persone e  ha detto che il suo obiettivo è impedire  che Ortega   perpetui la “sua dittatura” in Nicaragua.   

  Una terza candidatura è quella dell’ex presidente di destra Arnoldo Alemàn, che ha governato dal 1997 al 2001 ed è stato inquisito e condannato per corruzione, il quale raccoglie un 11% dei consensi.  Secondo alcune fonti la sua candidatura sarebbe stata concertata con il clan Ortega per dividere il fronte di destra e  seminare confusione.

  Daniel Ortega, se riconfermato in un nuovo mandato,  avrà governato il Nicaragua per quasi 20 anni. Ma fra la prima e la seconda esperienza di governo c’è una  netta cesura, che rende il personaggio difficile da interpretare.

Chi è Daniel Ortega?

Ortega fu uno dei 5 membri del Giunta di Ricostruzione Nazionale che prese il potere dopo la caduta di Somoza.  Essa comprendeva anche il dirigente sandinista Moises Hassan,  lo scrittore Sergio Ramirez, l’industriale Alfonso Robelo e Violeta Barrios de Chamorro, vedova del direttore del quotidiano La Prensa il cui assassinio ad opera degli sgherri di Somoza, innescò la fase finale della rivolta.  Nel 1981 i due esponenti liberali (Robelo e Chamorro) si dimisero per l’eccessivo potere del FSNL e Daniel Ortega  divenne coordinatore della Giunta e l’uomo forte del paese. In quello stesso anno l’amministrazione Reagan, preoccupata per la penetrazione comunista in Centro America di cui il FSLN era la punta di lancia ,  iniziò a organizzare, con l’appoggio  e le armi fornite dalla CIA, una controguerriglia (i contras)  per contrastare con la forza il potere sandinista che si era installato in tutti i gangli dell’amministrazione pubblica e aveva sostituito la Guardia Nazionale con gli organici della guerriglia, agli ordini del generale Humberto Ortega, fratello di Daniel. Nel 1984 Daniel Ortega vinse con il 64% dei voti le elezioni presidenziali, formalmente democratiche, in quanto vi parteciparono sette candidati che rappresentavano tutto lo spettro politico nicaraguese.

La guerriglia dei contras e la forte pressione degli Stati Uniti indebolirono il governo sandinista che fu costretto a spendere  risorse da destinare alle riforme e a distogliere la sua attenzione dai problemi della popolazione a quelli della sicurezza. Così nelle decisive elezioni presidenziali  del febbraio 1990, monitorate da un esercito di osservatori internazionali,  la coalizione dei 14 partiti antisandinisi la UNO (Unione Nazionale di Opposizione) che sosteneva Violeta Chamorro riuscì ad ottenere una chiara vittoria su Daniel Ortega e il FSLN.  Per la prima volta un movimento guerrigliero che era andato al potere attraverso una rivolta armata, cedeva il potere per via democratica, riconoscendo la propria sconfitta. Daniel Ortega cedeva il potere alla vedova Chamorro, la dolce signora Violeta De Barrios, esponente dell’aristocrazia locale, che cercò di attuare, con alterno successo,  una politica di riconciliazione nazionale. Ma evidentemente Daniel Ortega dovette masticare amaro e giurare a se stesso che se fosse tornato al potere, con qualsiasi mezzo, non l’avrebbe mollato facilmente.

Qui comincia la metamorfosi  dell’ex leader sandinista Daniel Ortega che si presenta, sempre sconfitto, nelle elezioni del 1996 e in quelle del 2001, vinte rispettivamente da Arnoldo Alemán e Enrique Bolaños. Consigliato dalla moglie Rosaria Murillo, Ortega abbandona i vecchi convincimenti marxisti e le pratiche guevariste,  si riavvicina alla Chiesa e si riconcilia con il cardinale Obando y Bravo, che era stato un fiero avversario del sandinismo. Stringe alleanze e amicizie  con partiti dell’oligarchia e  stipula  “Il Patto” con il Partito liberale costituzionalista di Alemán in base al quale i due maggiori partiti si accordano di alternarsi al potere e prevenire la vittoria di altri partiti.   Nel 2006 Ortega vince le elezioni presidenziali, ma  gli altri   comandanti del FSLN lo hanno già abbandonato, criticando il tradimento degli ideali del sandinismo e di tutta una esperienza politica. Ortega si avvicina al presidente Hugo Chávez e si associa al progetto bolivariano, che gli consente da una parte di continuare ad agitare la retorica socialista, antiamericana, nazionalista e dall’altro di ricevere petrolio e aiuti economici  che vengono destinati a finanziare programmi sociali.

L’ultimo strappo alla legalità  si è avuto con la decisione di concorrere per un  nuovo mandato presidenziale nel 2011, nonostante il divieto costituzionale. Sapendo che la Suprema Corte di Giustizia avrebbe respinto la sua candidatura,  Ortega ha destituito i giudici che non gli erano favorevoli e ha nominato giudici di provata lealtà. Per questa palese violazione delle regole hanno protestato  non solo i partiti di opposizione ma anche la Chiesa cattolica. Ma il processo è andato avanti e Ortega sarà ancora presidente del Nicaragua.  

 

Ufficio Studi RIAL / GP

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