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IL NUOVO MINISTRO DEGLI ESTERI / GIULIO TERZI DI SANT’AGATA

17 novembre 2011

Vent’anni passati nella Commissione Esteri tra Camera dei Deputati e Senato della Repubblica e alcuni di questi con la responsabilità di Sottosegretario agli Affari Esteri mi stimolano a parlare dell’amico Giulio Terzi di Sant’Agata come voce che viene dal di dentro della “casa”: come normalmente viene definita dagli addetti ai lavori la Farnesina. L’ambasciatore Terzi di Sant’agata assume un ruolo, come quello di Ministro degli Affari Esteri, che è sempre stato “centrale” in qualsiasi formazione di un governo. La scelta di un diplomatico a tale ruolo, in questo dopoguerra è stata preceduta da due altri suoi colleghi come Carlo Sforza e Renato Ruggiero. Un po’ dappertutto nel mondo, durante tutto l’arco dell’Ottocento e primo Novecento era abbastanza frequente e normale che regnanti o capi di Stato al di là delle diversità costituzionali e degli spazi di democrazia scegliessero un diplomatico a tale ruolo e quindi ciò non era ritenuta un’anomalia poiché solitamente la persona scelta era considerata l’uomo delle “conoscenze”. Nel dopoguerra, soprattutto in Europa, sotto la spinta dei processi della ricostruzione e dei profondi cambi politici e istituzionali determinati dalla fine della Seconda Guerra Mondiale, tale atteggiamento si è andato modificando e quindi la scelta del “gestore” della politica estera è andata in maniera sempre più marcata nella direzione di un personaggio politico. Tra gli anni ’47 / ’50 nel suo terzo governo come in quello successivo Alcide De Gasperi scelse come Ministro degli Esteri un diplomatico di lungo corso come Carlo Sforza a titolo tecnico. E’ stata quella una fase che vide il nostro Paese impegnato nella sottoscrizione del Trattato di Pace fra l’Italia e le potenze alleate. Successivamente nel giugno del 2001 Renato Ruggiero è chiamato da Silvio Berlusconi a ricoprire la carica di Ministro degli Esteri nel suo secondo governo. A parte la sua permanenza di breve durata è indubbio che l’Ambasciatore Ruggiero aveva alle spalle un prestigio di grande spessore poiché nella sua carriera ha gestito ai massimi livelli un importante pezzo della costruzione dell’Unione Europea. In un contesto diverso, ma altrettanto delicato della nostra vicenda politica ed economica, la scelta è caduta sull’Ambasciatore Terzi di Sant’Agata che ha fatto della carriera diplomatica una ragione di vita con impegno e alta professionalità ma soprattutto un riferimento formativo che l’ha portato per capacità ad essere il nostro Ambasciatore a Washington dove si trattano i più importanti e delicati dossier internazionali. Ero a Washington e New York nel marzo 2011 durante la visita del nostro Presidente della Repubblica, Giorgio Napolitano, in un momento in cui crisi libica e relazioni internazionali erano giunti al massimo della loro criticità. E’ certo che la nostra diplomazia in presenza di contraddittorie incertezze delle forze politiche ha saputo gestire un pericoloso vuoto con grande capacità professionale.  Fra i suoi ultimi successi, la sua tenace lotta in difesa della lingua italiana negli Stati Uniti e prima ancora il delicato lavoro diplomatico a Tel Aviv che consentì il rilancio delle relazioni bilaterali fra Italia ed Israele. Questo modo di fare politica Terzi lo porta avanti durante una carriera iniziata a Parigi come giovane segretario politico e trova nel difficile ma straordinario impegno profuso alle Nazioni Unite per difendere e promuovere l’Italia prima nel dream team dell’Ambasciatore Paolo Fulci suo dichiarato maestro, poi come Direttore Generale degli Affari Politici e infine come rappresentante permanente presso le Nazioni Unite a New York. Terzi è dentro queste importanti storie diplomatiche poiché anche Paolo Fulci fu fautore di un approccio innovativo nella diplomazia multilaterale rendendo non subalterna l’Italia sullo scenario internazionale. Lungo questo periodo ho incrociato sul piano del lavoro internazionale più frequentemente l’Ambasciatore Terzi di Sant’Agata facendo nascere un’amicizia che si cementò favoriti anche nella comune origine bergamasca. Questo modo di concepire la geografia internazionale e la mappatura dei poteri che si sono andati via via dislocando nel mondo, ha fatto della nostra “bergamaschicità” un riferimento non confinabile nella nostra terra d’origine ma un elemento e un criterio di importante concretezza. Profondo conoscitore della macchina pubblica e in particolare del Ministero degli Esteri, il nuovo Ministro porta con sé l’efficienza e la professionalità che caratterizzano la terra nella quale è nato e cresciuto. Questa terra vista sul mappamondo è un “fazzoletto” punteggiato di imprese, vere eccellenze produttive che dal dopoguerra in poi hanno sempre dato un contributo eccezionale alla crescita del nostro Paese. L’Ambasciatore Terzi è chiamato ad affrontare subito sfide globali complesse e improcrastinabili. I seguiti della primavera araba e le tensioni che scuotono l’arco medio - orientale, il riposizionamento dell’Italia nello scacchiere comunitario, le dure battaglie multilaterali in seno alle Nazioni Unite, il dialogo con la Cina e il rilancio delle relazioni bilaterali con i paesi dell’America Latina.

 

GB

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