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Scontro diretto nelle elezioni cilene

15 gennaio 2010

 

 di Gilberto Bonalumi, Segretario Generale della RIAL

La maggioranza degli osservatori che hanno seguito le elezioni presidenziali cilene del 13 dicembre  concorda su due dati di fatto. Primo, la lunga transizione del Cile alla democrazia, iniziata nel 1988 con la sconfitta di Pinochet  nel referendum costituzionale, è definitivamente chiusa e le ferite del passato sono state rimarginate o definitivamente rimosse, dopo la scomparsa anche fisica del dittatore nel 2006. Secondo,  il popolo cileno ha indicato con quel voto che è pronto per un “Cile nuovo” che potrebbe riportare la destra al governo, a patto però che dimostri di avere un programma non diverso dalle politiche economiche sino ad ora attuate. Proprio in questi giorni il Cile, primo paese dell’America del sud, ha aderito all’invito dell’OCSE di entrare in questo organismo che funziona come un club di nazioni (trenta sono i paesi che ne fanno parte) che esprimono le migliori politiche economiche, formative e di contrasto alla corruzione nel commercio internazionale.
Ma vent’anni possono essere troppi in chi governa, anche se gli indicatori macroeconomici  sono tali da fare invidia; infatti Michelle Bachelet lascia l’incarico con un gradimento dell’80% della popolazione. In ampi settori della società l’esigenza di un rinnovamento nella classe dirigente si è fatta più pressante, ma questo non ha impedito la riproposizione della candidatura del Dc Eduardo Frei Tagle, già presidente per sei anni dal 1994 al 2000 e a sua volta figlio del mitico presidente Eduardo Frei Montalva, che governò prima di Allende e fu l’autore di una coraggiosa riforma agraria e della cilenizzazione del rame.

Il primo turno delle elezioni presidenziali ha fotografato questa situazione : il candidato del centro-destra, l’imprenditore Sebastián Piñera  con il 44% dei voti si è imposto nettamente sul candidato della Concertación, il democristiano Eduardo Frei con il 30%,  che andranno al ballottaggio il prossimo 17 gennaio. La vera novità delle elezioni è l’affermazione del giovane candidato indipendente Marco Enriquez-Ominiani, uscito dal Partito socialista pochi mesi fa senza avere alle spalle una propria organizzazione politica raccogliendo il 20% dei voti. Marco Enriquez-Ominiani (MEO), un giovane cineasta di 36 anni con una storia particolare alle spalle essendo figlio del leader del MIR (Movimiento de Izquierda Revolucionaria) Miguel Enriquez, ucciso durante la dittatura di Pinochet. MEO fu adottato quando la madre Manuela Gumucio si  risposò con il politico socialista Carlos Ominiani che gli diede il suo cognome. Eletto parlamentare nel 2006 per il Partito Socialista, i suoi sostenitori in vista delle elezioni presidenziali chiesero che MEO potesse partecipare alle primarie ma la risposta fu negativa poiché la coalizione di centro sinistra mantenne la candidatura di Frei. A questo punto MEO esce dal Partito socialista e si presenta come indipendente con una sigla denominata “Nueva Mayoria para Chile”. Ottiene 1 milione e 400 mila voti, solo 600 mila voti in meno di Frei. Questo neolider della sinistra, molto affine alla presidente Bachelet,  rappresenta qualcosa di più di un fastidio elettorale. Il suo obiettivo non è “distruggere” la Concertación cercando però di accentuarne un profilo più liberal e meno socialdemocratico.

Per il secondo turno Eduardo Frei ha bisogno dei voti di Marco Enriquez Ominiani, così come di quelli del candidato della Izquierda unida Jorge Arrate che ha ottenuto il 6, 2% dei voti.

Solo in queste ultime ore MEO ha portato un attacco a Piñera dando un suo appoggio alla coalizione che appoggia la candidatura di Frei. Ma a quegli stessi voti aspira anche il vincitore del primo turno Sebastian Piñera, 60 anni, imprenditore miliardario già sconfitto da Michelle Bachelet nelle presidenziali di 4 anni fa facendo riferimento ad una sua storia geneticamente trasversale capace di “pescare” consensi in diversi ambiti sociali. Suo padre è stato un influente democristiano e suo fratello Josè è stato ministro di Pinochet, promotore dell’amministrazione privata dei fondi di pensione. Lui stesso non si identifica con la destra “pinochettista” dell’UDI (Unione Democratica Indipendente) e votò per il “no” nel cruciale referendum del 1988 in cui Pinochet chiedeva una riconferma del suo mandato fino  al 2005. Piñera è ritenuto giornalisticamente un “Berlusconi cileno”, è proprietario dalla linea aerea LAN-Chile, una delle più efficienti dell’America Latina,  possiede un canale di TV Chilevision, molto seguito, e la squadra di calcio più popolare del paese il Colo Colo. Piñera ha promesso che in caso di essere eletto presidente venderà le sue partecipazioni nelle società controllate.

Questo ballottaggio si è fatto improvvisamente incerto e gli ultimi sondaggi danno i due contendenti di poco differenziati. In questa fase finale della campagna elettorale può essersi riaffacciata una preoccupazione più di natura politica che non ha cancellato definitivamente quella che si chiama: memoria proibida; la dura dittatura e il faticoso strutturarsi della vita democratica. Qualunque sia il risultato il sistema dimostra di essere capace di accettare positivamente l’alternanza.

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